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La libertà di Bernini

documentario di Tomaso Montanari

 

La libertà di Bernini è un documentario in 8 puntate realizzato dallo storico dell'arte Tomaso Montanari e trasmesso da Rai 5. Tutte le puntate sono disponibili online in versione integrale sul sito Rai (trovi i link di seguito).

Se sei appassionato di arte, o semplicemente se sei curioso e aperto alla scoperta del nostro splendido patrimonio artistico, te ne consiglio la visione prima del tuo viaggio a Roma: ti aiuterà ad apprezzare meglio le tante opere del Bernini che la città eterna conserva.

 

 

documentario la liberta di Bernini Tomaso Montanari

 

Questi i link ai singoli episodi:

 

1. Gli inizi (1598-1618)
Da Napoli, dove nasce e dove riceve le prime suggestioni seguendo il lavoro del padre, a Firenze, terra d’origine dei Bernini, ricca di una tradizione scultorea che il giovane Gian Lorenzo assorbe, fino alla Roma di Paolo V Borghese, ricca di cantieri aperti, dove lavorano gli artisti che rivoluzionano il modo di fare pittura, quelli che Bernini guarda con attenzione: Annibale Carracci, Caravaggio, Rubens. Seguiamo la formazione di Gian Lorenzo, guardando le sue prime opere: la Capra Amaltea della Galleria Borghese e il San Lorenzo degli Uffizi, fino alla prima commissione di papa Borghese, il Bustino di Paolo V, che rivela ai contemporanei un grande artista, “il Michelangelo del nuovo secolo”.


2. L'esplosione (1618-1625)
Gruppi scultorei e ritratti si alternano negli anni. E Gian Lorenzo si impone sulla scena artistica. Un viaggio nei grandi palazzi romani e nelle chiese, dall’ambasciata di Spagna presso la S. Sede, dove si conservano i busti dell’Anima dannata e dell’Anima beata, a Villa Borghese, dove vediamo i grandi gruppi scultorei realizzati per il “cardinal nepote”, Scipione, a cominciare dall’Enea e Anchise. Un viaggio che ci porta fino a Londra, per ritrovare il Nettuno, realizzato per una villa che non c'è più, quella del Cardinale Peretti Montalto, e ancora a Roma, di fronte alle sue opere più celebri: il Ratto di Proserpina, il David e l’Apollo e Dafne.


3. Il padron del mondo (1623-1644)
Le api cominciano a sciamare sul cielo di Roma nel 1623, quando Maffeo Barberini diventa papa col nome di Urbano VIII. Le api sono il simbolo dei Barberini e Urbano è il papa che apre a Bernini le porte della città, facendolo lavorare prima in una chiesetta di periferia, Santa Bibiana, poi nella sua residenza romana, Palazzo Barberini; infine nella Basilica di San Pietro, dove gli commissiona il grande Baldacchino, che sovrasta l’altare e la tomba del primo apostolo; la crociera, nel cuore della basilica, dove Bernini mette in opera una grandiosa messinscena; quindi la propria tomba, che Gian Lorenzo realizza reinventando una tradizione che affondava le sue radici nel genio di Michelangelo.


4. Il colore del marmo (1623-1640)
Pittura e scultura. Due facce di una stessa medaglia. Da una parte il Bernini pittore, quello degli autoritratti, dei “ritratti di nessuno”, delle storie senza azione, dove la libertà dell’artista può esprimersi in un modo spiazzante, che i contemporanei fanno fatica a comprendere; dall’altra lo scultore dei busti , dove la stessa libertà si mostra nelle facce dei potenti della terra (papi e cardinali prima di tutti), mostrati “senza sconti”, nella cruda realtà, con i difetti e le debolezze di ogni essere umano. E poi un busto, che è quasi una pittura, il ritratto di una donna, Costanza Bonarelli, la sua amante, al centro di un cruento fatto di cronaca.


5. Bernini mago (1644-1655)
Fuoco, acqua, montagne, luce. Bernini è un mago che muove gli elementi nel marmo e dà al marmo la forma e i colori della natura. Giochi di prestigio. Le piazze e le chiese di Roma come palcoscenici della vita e dell'arte. In un percorso dove la libertà dell’artista si esprime in modo imprevedibile. Una fase che comincia male, nel 1644, con l’arrivo di papa Pamphili, che sembra essergli ostile. Non sarà così, perché proprio Innocenzo X mette Gian Lorenzo in condizione di trasformare il volto di Roma, dalla Fontana dei fiumi in piazza Navona, alle rocce di Montecitorio, e di costruire nelle chiese gruppi scultorei come fossero scene teatrali: dalla Cappella Chigi in S. Maria del Popolo all'Estasi di Santa Teresa in S. Maria della Vittoria.


6. Bernini e la città (1655-1669)
La cometa di Cristina di Svezia brilla sulla Porta del Popolo; dieci angeloni planano sul ponte, di fronte alla Mole Adriana; una foresta di colonne avvolge Piazza San Pietro. Bernini la reinventa Roma, interagisce con gli spazi, mischia le carte, confonde verità e finzione, interno ed esterno. La Cattedra piantata nell'abside di San Pietro come una visione del Paradiso; un imperatore romano, Costantino, che cavalca nei corridoi del Vaticano; un elefante, alle spalle del Pantheon, si carica un obelisco sulla groppa. Di più: Bernini disegna gli interni come se fossero spazi aperti e gioca con la luce: al centro della Sala Ducale, nel cuore del Vaticano, un gruppo di angeli bambini sventolano un ampio panneggio e la chiesa di S. Andrea al Quirinale si muove come una vorticosa spirale. Vero e falso, realtà e rappresentazione, sono ormai categorie dello spirito.


7. Bernini fuori di Roma (1655-1670)
Anche quando esce da Roma Bernini continua a giocare con le commesse di pontefici e sovrani. Un papa, Alessandro VII lo spedisce sui Castelli Romani, ad Ariccia, per farsi costruire un palazzo e una chiesa; poi lo porta nella sua città, Siena, dove l'estro di Gian Lorenzo irrompe con una cappella barocca tra le forme gotiche del duomo. Francesco I d'Este lo chiama a Modena per farsi fare un busto; Richelieu glielo chiede da Parigi, Carlo I da Londra, e gli manda un ritratto. A Carlo I Bernini il busto non lo farà, però scolpisce quello del messo che gli aveva portato il dipinto. Poi a Parigi lo chiama il Re Sole, Luigi XIV, e gli chiede di ridisegnare il Palazzo del Louvre. Per Bernini è una sconfitta ma la sua firma, in qualche modo, resta anche nel cuore di Parigi.


8. Bernini e la morte (1670-1680)
Proprio come Michelangelo. Passati i settant'anni Bernini continua a lavorare senza posa. Sono tutte visioni: che si tratti di sovrani, come Luigi XIV, cui fa una colossale statua equestre, che il Re Sole rinnega; o di sante morenti, come Ludovica Albertoni, che Gian Lorenzo stende “per sempre” tra morbide lenzuola, in una chiesa di Trastevere; oppure di ricchi borghesi, come Gabriele Fonseca, che “per sempre” vive nella nicchia di una cappella di San Lorenzo in Lucina. Per papa Chigi, di nuovo a San Pietro, disegna un monumento funebre che lo solleva su un panneggio agitato dal vento, sopra la porta dell'Aldilà, mentre uno scheletro con la clessidra ricorda a tutti che il tempo passa inesorabile. Anche per Bernini, che muore in un giorno di novembre del 1680, ma che per i romani e per i cittadini del mondo, proprio come il Fonseca, vive per sempre.

 

 

il libro

Dalla serie di documentari è anche stato tratto un libro, sempre dallo stesso titolo "La libertà di Bernini", che approfondisce quanto già esposto nel documentario. La storia di un artista che rivendica continuamente la propria libertà artistica anche a costo di entrare in conflitto con i propri committenti.

Se sei appassionato d'arte te lo consiglio, è ben fatto.

 

 

libro la liberta di Bernini Tomaso Montanari Einaudi

 

 

Sulla rivalità in campo architettonico tra Bernini e Borromini ti segnalo anche:

 

Geni rivali.
Bernini, Borromini e la creazione di Roma Barocca

di Jake Morrissey

 

 

Vedi anche le mie pagine dedicate ai grandi artisti a Roma:

 

Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini

Artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Molte le sue opere conservate a Roma, alcune non solo famosissime ma luoghi simbolo della città: il colonnato di piazza San Pietro e molte opere all'interno della basilica (suo il baldacchino bronzeo), la fontana dei Fiumi a piazza Navona, quella della Barcaccia a piazza di Spagna, il Tritone e molte altre.

Francesco Borromini

Francesco Borromini

Borromini è forse il nome meno noto al grande pubblico tra questi 5 grandi conosciuti a livello internazionale, questo perché operò quasi esclusivamente a Roma, città in cui è conosciutissimo. Famosa anche la sua rivalità con Bernini. Tra le sue opere più note: Sant'Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane, la galleria prospettica di Palazzo Spada.

Michelangelo Merisi Caravaggio

Michelangelo Merisi, il Caravaggio

A Roma "l'altro Michelangelo" è Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome del luogo dove nacque, vicino Bergamo). Fu uomo con una personalità complessa e sensibile, e dalla vita assai movimentata: risse, arresti, fughe dalla giustizia. Rimane uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, e Roma è la città che ne conserva il maggior numero di opere.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti
Tra tutti i grandi artisti si può dire che Michelangelo fu il più grande, perché eccelse in tutti i campi dell'arte: scultura (Pietà Vaticana, Mosè a S.Pietro in Vincoli), pittura (gli affreschi della Cappella Sistina), architettura. Sue opere i due simboli della Roma laica e cattolica: piazza del Campidoglio e cupola di San Pietro.

Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio

Considerato tra i più grandi artisti d'ogni tempo, Raffaello fu uno dei pittori e architetti più celebri del rinascimento italiano. Molte le sue opere conservate a Roma, tra cui le più note sono i suoi affreschi nelle stanze vaticane. La sua tomba è al Pantheon.

 

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