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la vera natura di Caravaggio

documentario di Tomaso Montanari

 

La vera natura di Caravaggio è un documentario in 12 puntate in cui lo storico dell'arte Tomaso Montanari presenta e analizza in dettaglio la vita e le opere di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Il documentario è stato trasmesso da Rai 5 e tutte le puntate sono disponibili in versione integrale sul sito Raiplay.

 

La vera natura di Caravaggio documentario Tomaso Montanari

 

Link e contenuto delle puntate:

 

1. Le vie dei campi

Le origini di Michelangelo Merisi, i suoi luoghi, le suggestioni familiari. E le radici della sua arte. Un approccio critico all'opera di un artista della portata di Caravaggio non può che partire da qui, dai documenti d'archivio che ci raccontano della sua nascita, dai luoghi in cui è cresciuto e dalle immagini che può aver visto sin dalla prima infanzia.

 

2. Senza recapito e senza provvedimento

Il primo periodo di Caravaggio a Roma, da quando arriva nella capitale a quando il Cardinale Francesco Maria Del Monte acquista la sua prima opera. Un anno di stenti, in cui il pittore dipinge per se stesso e per il mercato: mezze figure, ritratti di osti e di garzoni di bottega. Le sue prime opere: il Ragazzo che monda un frutto, il Bacchino malato, il Ragazzo con la canestra di frutta e il Ragazzo morso da un ramarro. Ma l’opera che segna una svolta, perché la compra il cardinal Del Monte per portarla nella sua residenza, è I bari. Il primo quadro in cui la strada e la vita quotidiana entrano in una tela di Caravaggio.

 

3. Servizio e libertà

Dopo l’acquisto de I bari e della Buona Ventura, il cardinal Del Monte chiama l’artista a Palazzo Madama dove dipinge Il Concerto e dove conosce Vincenzo Giustiniani, l’altro suo grande committente. Così a Caravaggio arrivano commissioni importanti, e protezione. Ma accanto alle commissioni Caravaggio continua la sua personalissima ricerca artistica: la Maddalena pentita e il Riposo durante la fuga in Egitto, opere in cui si può leggere il gioco sottile tra realtà e finzione, e dove la “strada”, che irrompe ancora sulla tela, si trasforma in soggetto sacro. Corpi in posa, dipinti in uno studio, ambientati in uno strepitoso paesaggio naturale.

 

4. Il corpo delle cose

Caravaggio comincia a rompere gli schemi. Per lui la pittura sacra, la pittura di storia e la pittura di oggetti stanno sullo stesso piano. Così dipinge una spettacolare natura morta, la Canestra di frutta dell’Ambrosiana, aprendo le porte all’arte moderna. Anche il Bacco degli Uffizi è un’opera che precorre la storia dell’arte, perché questo “torpido e assonnato garzone da osteria”, dice Roberto Longhi, dialoga direttamente con lo spettatore. E poi la Medusa, una figura che ci restituisce un Caravaggio ossessionato dalle teste mozzate. E ancora l’unica pittura murale di Caravaggio: il Giove, Nettuno e Plutone di Villa Ludovisi, dove l’artista immagina gli dei dell’Olimpo nudi sul cornicione di un palazzo, in posizione funambolica.

 

5. Storie senza azione

Caravaggio allarga la sua committenza: a Del Monte e Giustiniani si aggiunge il banchiere genovese Ottavio Costa, per cui dipinge la Marta e Maria Maddalena di Detroit e la Giuditta che decapita Oloferne di Palazzo Barberini. Opere in cui riconosciamo una delle sue modelle, Fillide Melandroni, che aveva già prestato il volto alla Santa Caterina d’Alessandria del Museo Thyssen di Madrid. Ma accanto alla committenza privata Caravaggio si misura con le prime, grandi, opere pubbliche. Un vero e proprio salto di qualità, che comincia con le grandi tele di S. Luigi dei Francesi, e prosegue con quelle di S. Maria del Popolo. “Storie senza azione”, secondo la definizione del Bellori, ma in cui Caravaggio tocca il vertice della sua arte, segnando un punto di non ritorno nella storia dell’arte moderna.

 

6. Amor sacro e amor profano

Caravaggio torna a San Luigi de’ Francesi per la pala d’altare con San Matteo e l’angelo. Ma il quadro non piace. Caravaggio ne dipinge un altro ed è un successo. Aristocratici, cardinali e prelati gli chiedono opere. Nascono così una serie di quadri da stanza di soggetto sacro: Il sacrificio di Isacco degli Uffizi; la Cattura di Cristo di Dublino; l’Incoronazione di spine di Vienna. Per Giustiniani Caravaggio aveva dipinto inoltre altre tele, poi passate nelle mani del re di Prussia, andate distrutte a Berlino nel 1945. Si conservano invece, in Germania, altre due tele del Giustiniani, dove il pittore mette al centro della sua arte il corpo umano: quello ferito di Cristo nell’Incredulità di Tommaso; e quello giovane e provocante di un Amore vincitore, un amore profano ritratto nell’atto di sconfiggere ogni cosa. Un’allegoria dalle forme estremamente reali.

 

7. Sugli altari

Nei primi anni del ‘600 Caravaggio è uno dei pittori più richiesti, le sue opere destinate ai privati e agli altari delle chiese: il San Giovannino dipinto per il banchiere Ottavio Costa, la Cena in Emmaus di Londra per i Mattei; la Deposizione di Cristo, oggi ai Musei Vaticani, sull’altare della chiesa dei Filippini, Santa Maria in Vallicella. Misteriosa è la genesi della Madonna del Rosario, comprata da un gruppo di artisti guidato da Rubens per una chiesa di Anversa e poi finita a Vienna. Tutta romana è invece la Madonna dei Pellegrini, ancora sull’altare per cui venne dipinta, nella chiesa di S. Agostino. Una Madonna dal volto inconfondibile di Lena Tognetti, prostituta e amica di Caravaggio. Una donna del popolo, con in braccio il suo bambino, di fronte a due viandanti inginocchiati, con i piedi sporchi e i vestiti rattoppati. Un quadro del quale “dai popolani ne fu fatto estremo schiamazzo”.

 

8. Nella polvere

La notte del 28 maggio 1606 Caravaggio uccide Ranuccio Tommasoni e fugge da Roma per non tornarci più. Prima della fuga l’artista realizza quadri memorabili, ma che non sempre incontrano il favore dei committenti. Per Santa Maria della Scala, a Trastevere, dipinge una Morte della Vergine che i carmelitani rifiutano, forse, come è stato scritto, perché la Madonna vi appare priva di “decoro”. Accanto alle grandi pale, i quadri di devozione: San Girolamo nello studio, forse dipinto per Scipione Borghese; San Girolamo penitente oggi a Monserrat, Catalogna; San Francesco in meditazione e il San Giovannino della collezione di Palazzo Corsini. Nei primi mesi del 1606, Caravaggio fa una delle sue opere più belle: la Madonna dei Palafrenieri. Una grande pala che doveva decorare un altare della nuova San Pietro, ma che resta in basilica un solo giorno.

 

9. La dignità dei corpi

Mentre è in fuga da Roma con una condanna a morte, Caravaggio dipinge la Cena in Emmaus di Brera e il San Francesco di Cremona. A ottobre del 1606 arriva a Napoli, dove trova lavoro e riesce a passare inosservato. Ci resta otto mesi, e realizza alcune grandi pitture, a cominciare dalle Sette opere di misericordia. La sua pittura si fa più cupa; la materia pittorica si disfa; si moltiplicano le teste tagliate: nella Salomè con la testa del Battista di Londra come nel Davide con la testa di Golia di Vienna. Stessa temperatura nella Crocifissione di Sant’Andrea, dipinta per il Vicerè; e nel Cristo alla colonna di Rouen. Per San Domenico realizza la Flagellazione di Cristo. Una tela in cui ripensa alle opere di qualche anno prima, guardando a una lunga tradizione, ma interpretando il soggetto, come sempre, in modo profondamente innovativo.

 

10. Sorvegliare e punire

Nel luglio del 1607 Caravaggio arriva a Malta nella speranza che, con l’ammissione all’Ordine dei Cavalieri, possa ottenere il perdono del papa e tornare a Roma. Nella Concattedrale di San Giovanni si conserva il San Girolamo scrivente; al Louvre il Ritratto di Alof de Wignacourt, Gran Maestro dell’Ordine; a Palazzo Pitti l’Amorino dormiente. I documenti spiegano quanto il pittore fosse apprezzato nell’isola. E’ per questo che viene ammesso all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni. L’enorme tela che realizza nel 1608, la Decollazione di San Giovanni Battista, è forse un’offerta per la ratifica della nomina. Il quadro fece grande impressione, ma è un successo di breve durata. Caravaggio partecipa a una rissa, viene messo sotto inchiesta e chiuso nel Forte Sant’Angelo in attesa di giudizio.

 

11. La vita messa a nudo

Fuggito da Malta, Caravaggio arriva a Siracusa. Sappiamo che visita le Latomie, le antiche carceri greche, ossessionato dall’idea della condanna e della reclusione. E sono forse proprio le Latomie lo sfondo in cui ambienta la sua prima opera siciliana, Il seppellimento di Santa Lucia, patrona della città. Un’opera senza speranza, priva di qualsiasi idea di trascendenza. Da Siracusa sI sposta a Messina, forse protetto dal Priore dell’Ordine del Cavalieri di Malta in quella città, Antonio Martelli che ritrae su una tela.. Il Museo regionale conserva due opere: la Resurrezione di Lazzaro, in cui il protagonista sembra opporsi al ritorno alla vita; e un’Adorazione dei pastori in cui la Madonna, vinta dalla fatica del parto, mostra tutta la sua umanità. Non diversamente dalla Maria della Natività di Palermo, città in cui forse Caravaggio non è mai stato. E dove oggi non c’è più neppure la sua tela, trafugata in una notte del 1969.

 

12. Lo scandalo della verità

Caravaggio torna a Napoli, dove viene aggredito e sfigurato. Il suo umore è sempre più nero, ma spera di tornare a Roma e continua a lavorare. Dipinge una Salomé con la testa del Battista e un’Annunciazione. La materia pittorica sembra sfaldarsi, prevale il nero. Come nel Martirio di Sant’Orsola o nella Negazione di Pietro. Quadri tragici, notturni senza speranza. In primavera Caravaggio si imbarca per Roma. A Palo laziale viene arrestato e poi liberato. Solo e malato giunge a Porto Ercole, dove muore. Sulla barca le opere che doveva donare al papa. Tra queste una Maddalena penitente, che conosciamo in copia; un San Giovanni Battista e un Davide con la testa di Golia. Nel Davide il pittore presta il suo volto al gigante, la cui testa pende nelle mani di un carnefice giovane e triste. E’ l’ultimo autoritratto di Caravaggio.

 

La serie completa delle 12 puntate di questo documentario è anche disponibile in DVD:

 

La vera natura di Caravaggio documentario DVD

 

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Le mie pagine sui grandi artisti a Roma:

 

Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini

Artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Molte le sue opere conservate a Roma, alcune non solo famosissime ma luoghi simbolo della città: il colonnato di piazza San Pietro e molte opere all'interno della basilica (suo il baldacchino bronzeo), la fontana dei Fiumi a piazza Navona, quella della Barcaccia a piazza di Spagna, il Tritone e molte altre.

Francesco Borromini

Francesco Borromini

Borromini è forse il nome meno noto al grande pubblico tra questi 5 grandi conosciuti a livello internazionale, questo perché operò quasi esclusivamente a Roma, città in cui è conosciutissimo. Famosa anche la sua rivalità con Bernini. Tra le sue opere più note: Sant'Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane, la galleria prospettica di Palazzo Spada.

Michelangelo Merisi Caravaggio

Michelangelo Merisi, il Caravaggio

A Roma "l'altro Michelangelo" è Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome del luogo dove nacque, vicino Bergamo). Fu uomo con una personalità complessa e sensibile, e dalla vita assai movimentata: risse, arresti, fughe dalla giustizia. Rimane uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, e Roma è la città che ne conserva il maggior numero di opere.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti
Tra tutti i grandi artisti si può dire che Michelangelo fu il più grande, perché eccelse in tutti i campi dell'arte: scultura (Pietà Vaticana, Mosè a S.Pietro in Vincoli), pittura (gli affreschi della Cappella Sistina), architettura. Sue opere i due simboli della Roma laica e cattolica: piazza del Campidoglio e cupola di San Pietro.

Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio

Considerato tra i più grandi artisti d'ogni tempo, Raffaello fu uno dei pittori e architetti più celebri del rinascimento italiano. Molte le sue opere conservate a Roma, tra cui le più note sono i suoi affreschi nelle stanze vaticane. La sua tomba è al Pantheon.

 

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