piazza Maggiore a Bologna

guida alla visita di piazza Maggiore a Bologna

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By MG Uberti

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Piazza Maggiore è il cuore di Bologna, e senza dubbio il luogo migliore per iniziare la visita della città: a distanza di pochi metri troverai già molti dei monumenti più importanti della città.

In questa pagina riepilogo i principali monumenti e palazzi di Piazza Maggiore:

Questa pagina è solo un inizio: prossimamente pubblicherò guide approfondite sui principali luoghi di interesse a Bologna, e nel prossimo futuro ho in programma di realizzare una serie di audioguide che raccontino al meglio i luoghi famosi e i tesori nascosti di Bologna. Se sei interessato iscriviti alla newsletter: le audioguide saranno rilasciate in anteprima agli iscritti.

 

la fontana del Nettuno

In marmo e bronzo, fu costruita dal fiammingo Giambologna su progetto di Tommaso Laureti tra il 1563 e il 1566. Era il simbolo del potere papale: come Nettuno domina le acque così il Papa domina il mondo (Bologna faceva parte dello Stato Pontificio).

Ai piedi del dio Nettuno stanno quattro putti che rappresentano i fiumi principali dei continenti allora conosciuti: Gange, Nilo, Danubio e Rio delle Amazzoni.

Il tridente del Nettuno ha ispirato il logo della Maserati.

 

i palazzi del potere

La piazza è delimitata da alcuni degli edifici più significativi della storia cittadina: ogni palazzo non è solo una struttura, ma un capitolo di un racconto secolare che va dal potere comunale medievale all’influenza papale rinascimentale. Analizzare la cronologia della loro costruzione permette di leggere nella pietra l’evoluzione della città.

 

Palazzo del Podestà

Il palazzo risale al 1200 circa, e anche se l’edificio attuale è la ricostruzione quattrocentesca dell’antico palazzo duecentesco, rimane comunque l’edificio più antico della piazza: fu la prima sede del Podestà, il magistrato che governava la città. Progettato da Aristotele Fioravanti, fu realizzato in arenaria nel 1483. La sua struttura è attraversata da due strade che si incrociano sotto il Voltone del Podestà, una grande volta a crociera che lo collega a Palazzo Re Enzo. Opera di mastro Alberto e sospesa sui quattro pilastri del Voltone, e non poggiata a terra, si erge la medievale Torre dell’Arengo, la cui campana chiamava i cittadini a raccolta per eventi di eccezionale importanza. Nel 1525 vengono aggiunte le statue in terracotta dei protettori della città: i santi Petronio, Procolo, Domenico e Francesco.

Le sale superiori, come il Salone del Podestà, sono utilizzate per mostre ed eventi e sono visitabili solo in tali occasioni.

 

Palazzo di Re Enzo

Detto Palatium Novum perché aggiunto in un secondo tempo al più antico Palazzo del Podestà (fu sdificato tra il 1244 e il 1246 come ampliamento dei palazzi comunali), fu poi ribattezzato “di Re Enzo” perché fu per 23 anni la prigione di Enzo di Sardegna, re, poeta e figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, sconfitto dai bolognesi nella battaglia di Fossalta del 1249. Al pian terreno erano custodite le macchine da guerra dell’esercito bolognese, mentre al re Enzo fu riservato tutto il piano superiore, successivamente ristrutturato da Gian Giacomo Dotti nel 1771.

Oggi non è un museo, ma una location per eventi e congressi, e non è regolarmente aperto al pubblico se non in occasione di mostre o visite guidate speciali.

 

Palazzo d’Accursio

Il palazzo è costituito da due nuclei distinti. Quello di sinistra è il più antico: nel XII secolo fu dimora della famiglia Accursio, poi dal 1336 fu sede della magistratura comunale, e nella seconda metà del XV secolo fu aggiunta la Torre dell’Orologio e la Madonna con bambino in terracotta, opera di Nicolò dell’Arca.

La parte di destra è di stile gotico, ed è caratterizzata da otto finestre bifore e dall’ingresso trionfale, nella cui parte superiore si trova la statua di papa Gregorio XIII (l’autore della riforma del calendario).

Il palazzo fu sede del legato papale del XVI al XIX secolo, e al giorno d’oggi è la sede del comune. All’interno se non occupate da riunioni comunali sono visitabili la Cappella e la Sala Farnese, la Sala d’Ercole, e la sala del Consiglio Comunale: chiedere agli uscieri del palazzo.

Al secondo piano sono ospitati due musei d’arte: il Museo Morandi, in cui sono esposte 200 opere che percorrono tutta la carriera del pittore bolognese, e le Collezioni Comunali d’Arte Antica, che comprendono opere provenienti da collezioni private (Palagi, Pepoli), opere del trecento bolognese, di Tintoretto, dei Carracci.

Costo biglietti: 6-7€ gli adulti, 2€ i ragazzi 19-25 anni, gratuito fino ai 18 anni.

Maggiori informazioni sul sito museibologna.it: biglietti e riduzioni/gratuità

L’ex Sala Borsa è oggi sede della biblioteca comunale, e merita una visita visto che all’interno il pavimento di cristallo lascia intravedere resti archeologici del II sec. a.C. e una basilica romana. L’accesso all’ex Sala Borsa è gratuito. Gli scavi archeologici sono aperti al pubblico per visite libere il lunedì dalle 15 alle 18.30; da martedì a sabato 10 – 13.30 e 15 – 18.30. Chiuso lunedì mattina e festivi.

 

Palazzo dei Notai

Era la sede dell’antica e potente corporazione dei notai, il cui stemma compare sulla facciata. La parte del palazzo verso la chiesa fu edificata da Antonio di Vincenzo e completata nel 1388, mentre la seconda parte fu realizzata da Bartolomeo Fioravanti verso il 1450. La differenza di stile è riscontrabile nelle bifore.

Fu la prestigiosa sede della Società dei Notai, una delle corporazioni più potenti della città, il cui stemma compare sulla facciata. La sua costruzione avvenne in due fasi distinte: la parte del palazzo verso la chiesa fu edificata da Antonio di Vincenzo e completata nel 1388, mentre la seconda parte fu realizzata da Bartolomeo Fioravanti verso il 1450. La differenza di stile tra le due parti del palazzo è riscontrabile nelle bifore.

La presenza sulla piazza del Palazzo dei Notai a fianco dei palazzi del potere politico e religioso testimonia l’importanza cruciale della legge e del sapere universitario (Bologna “La Dotta”) nella struttura sociale ed economica della città medievale.

 

Palazzo dei Banchi

Fu l’ultimo grande palazzo ad essere eretto sulla piazza, tra il 1565 e il 1568. In realtà più che un palazzo vero e proprio è solo una facciata scenografica per coprire le viuzze del retrostante mercato di mezzo. Risale alla seconda metà del XVI secolo, e fu progettata da Jacobo Barozzi detto il Vignola. Nella facciata si aprono quindici archi, di cui due danno accesso a via Clavature e Pescherie vecchie. Il suo nome deriva dall’antica presenza dei “banchi” dei cambiavalute e dei notai che operavano sotto il suo portico.

 

Basilica di San Petronio

La costruzione della Basilica iniziò nel 1388, non per volontà della Chiesa ma per decisione del Comune, come tempio civico dedicato al santo patrono della città. Fu edificata su progetto di Antonio di Vincenzo, e i lavori si protrassero fino al XVII secolo, ma non fu mai completata (come si vede chiaramente dalla facciata esterna in marmo bianco e rosa lasciata a metà). Il portone centrale è opera di Jacopo della Quercia, e vi sono rappresentate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Alcune guide dicono che sia la più imponente chiesa gotica in mattoni al mondo, ma a parte che è oggettivamente difficile stabilire con esattezza questi primati, a me onestamente interessano la storia e i simboli degli edifici sacri, non i primati da guida turistica.

La facciata, rivestita di marmo solo nella parte inferiore, è il simbolo di un’ambizione grandiosa e di una storica rivalità: pare che i progetti originali fossero così maestosi da minacciare di superare in grandezza San Pietro a Roma, e si dice che fu Papa Pio IV a bloccarne l’espansione, deviando i fondi per la costruzione del vicino Archiginnasio. La facciata interrotta è quindi il monumento alla perenne tensione tra il potere civico bolognese e l’autorità papale.

Sul pavimento della navata sinistra si trova la meridiana più lunga del mondo (ok, un altro primato da guida turistica), un’opera di scienza e ingegneria lunga 67,27 metri. Realizzata nel 1655 dal geografo e astronomo Giovanni Domenico Cassini, funzionava come una camera oscura e gli permise di calcolare con estrema precisione la durata dell’anno solare e di compiere osservazioni astronomiche fondamentali.

Tra le cappelle interne è degna di nota la quarta da sinistra (cappella Bolognini) che conserva affreschi del XV secolo di Giovanni da Modena: sono rappresentati l’inferno (a sinistra), il paradiso e l’incoronazione della Vergine (al centro), e il viaggio dei re Magi a destra. Nelle altre cappelle sono conservate opere di Lorenzo Costa, Francesco Francia, del Parmigianino e la tomba di Elisa Bonaparte (la sorella di Napoleone).

L’accesso alla basilica è gratuito, ma è richiesto un biglietto per visitare alcune delle 22 cappelle.

Nel visitare la Basilica di San Petronio ricorda che questo è un edificio sacro costruito dall’uomo per incontrare Dio, non un museo ad ingresso gratuito.

 

curiosità e leggende

Oltre la sua maestosa facciata pubblica Bologna nasconde un’anima segreta fatta di aneddoti e leggende:

La Fontana del Nettuno del Giambologna è soprannominata dai bolognesi “al Żigànt” (il Gigante), e cela una particolare illusione ottica creata dal Giambologna: per aggirare la censura del Cardinale, che riteneva eccessive le dimensioni dei genitali del dio, lo scultore modellò la statua in modo che, da una precisa angolazione, il pollice della mano sinistra sembri spuntare dal basso ventre come un fallo eretto. Il punto esatto per osservare questo gioco prospettico è segnalato da una mattonella di colore diverso nella pavimentazione, nota come la “pietra della vergogna”.

Al centro della piazza si trova una piattaforma pedonale rialzata in granito bianco e rosa realizzata nel 1934, che i bolognesi l’hanno soprannominata “crescentone” per la somiglianza con la crescente, una tipica focaccia locale. Una tenace leggenda metropolitana narra che le scheggiature sul suo lato orientale siano state causate dai cingoli di un carro armato americano il giorno della Liberazione, il 21 aprile 1945. Tuttavia, analisi storiche hanno smentito questo racconto: è molto più probabile che il danno sia stato provocato da un veicolo spazzaneve.

Il “telefono senza fili del Voltone del Podestà” è uno dei “Sette Segreti di Bologna” più famosi: la particolare volta a crociera del Voltone del Podestà crea un effetto acustico che permette di comunicare a bassa voce tra gli angoli diagonalmente opposti. La leggenda vuole che questo stratagemma venisse usato in epoca medievale per poter confessare i lebbrosi mantenendo una distanza di sicurezza.

 

Come detto all’inizio questa è solo una prima presentazione veloce di Piazza Maggiore e dei suoi monumenti: prossimamente pubblicherò guide più approfondite e in seguito audioguide: iscriviti alla newsletter e seguimi sui social per rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni.

 

 

Per altri consigli utili vedi la mia guida di viaggio a Bologna:

Bologna

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Photocredit immagine di copertina: Silvio Pelegrin